Ramadan

Ramadan

Nell’islam il calendario che viene seguito è quello lunare. Si basa sul moto della Luna e parte dal venerdì 16 luglio 622 d.C. del calendario giuliano, giorno in cui fu compiuta l’Egira da Muhammad (pbuh). Il calendario islamico si articola in 12 mesi che sono:

  • Muharram 
  • Safar
  • Rabi al-awwal
  • Rabie al-thani
  • Jumada al-oula
  • Jumada al-tania
  • Rajab
  • Shaaban
  • Ramadan
  • Shawwal
  • Dhu al-Qada
  • Dhu al-Hijja

Ramadan è il nono mese e in base al moto della luna può essere di 29 o di 30 giorni.

E’ conosciuto per essere una festività che i musulmani celebrano una volta all’anno ma in realtà è il periodo in cui deve avvenire il digiuno, uno dei 5 pilastri dell’islam, in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto (pbuh). Il digiuno nell’islam consiste nell’astenersi da acqua, cibo, bevande, fumo, rapporti sessuali, comportamenti peccaminosi come i peccati di parola (bestemmia, calunnia, insulto, menzogna, ecc…) e azioni violente dalla preghiera dell’alba (Fajr)  fino alla preghiera del tramonto (Maghrib). Questo insieme di astinenze serve a prendere buone abitudini da tenere anche nei mesi dopo il mese di Ramadan. Durante il digiuno però bisogna anche pregare tutte le preghiere, leggere il corano e fare i douae.

Devono digiunare tutti i musulmani che hanno raggiunto la pubertà ad eccezione delle persone anziane, bambini, donne in gravidanza o in allattamento, persone con problemi di salute e donne nel periodo di mestruazione.

Le persone che non digiunano nel periodo di ramadan per gravidanza, allattamento, mestruazione e per problemi di salute temporanei devono recuperare i giorni in cui non erano in grado di digiunare il prima possibile entro il ramadan successivo. Invece le persone che hanno problemi di salute duraturi non devono recuperarli. 

Coloro che invece non digiunano senza un motivo di quelli sopracitati, commettono un peccato. Devono quindi digiunare 60 giorni consecutivi per ogni giorno non digiunato intenzionalmente oppure sfamare 60 poveri per ogni giorno non digiunto.

Ci sono due modi per il recupero dei giorni in cui non si digiuna: digiunare oppure dare una compensazione (fidya) di denaro o di cibo ai bisognosi e il suo valore va in base a quanto consumerebbe o spenderebbe mediamente la persona in un giorno.

Il digiuno di una giornata si interrompe nell’orario della preghiera del maghrib e si consuma il pasto che viene chiamato iftar che significa letteralmente colazione. All’ora dell’ultima preghiera, chiamata ishaa, si prega in casa o in moschea la preghiera detta Taraweeh e che può durare anche ore in base al volere di colui che prega. Prima di iniziare il digiuno invece ci si sveglia in anticipo per consumare il pasto chiamato suhur in preparazione al lungo giorno in arrivo e per pregare quando è ora della preghiera dell’alba.

Gli ultimi dieci giorni sono ritenuti importantissimi poiché in uno di questi giorni cade la Notte del Destino chiamata laylat-al- qadr e che viene definita nel Corano come “migliore di mille mesi” poiché è ritenuta essere la notte in cui avvenne la prima rivelazione del Corano al profeta Maometto (pbuh).

La giornata più attesa da tutti i musulmani, soprattutto dai più piccoli, è quella dell’Eid-al- fitr, giorno in cui si festeggia la fine del ramadan recandosi alla preghiera in moschee e in spazi aperti al mattino, consumando la colazione ricca di dolci e specialità di ciascun paese insieme alla famiglia e indossando i migliori vestiti che si hanno. In alcuni paesi è anche di abitudine dare piccole somme di denaro, come delle mance, ai più giovani.

Negli ultimi giorni del Ramadan e prima della preghiera dell’Eid al-Fitr, il capofamiglia ha l’obbligo di versare la Zakat al-Fitr. Questa elemosina deve essere corrisposta per se stesso e per ogni membro della famiglia a suo carico, inclusi i figli e i neonati. L’importo tradizionalmente corrisponde a una determinata quantità di cibo di base, ma oggi viene comunemente versato il suo valore monetario equivalente, stimato per coprire il costo del sostentamento giornaliero di una persona bisognosa.