Tutti conoscono la storia della corsa allo spazio, che vide le due superpotenze degli anni ’50 e ’60 (USA e URSS) sfidarsi all’esplorazione dell’ignoto e a sviluppare tecnologie sempre più efficienti.
L’iniziale vantaggio sovietico (dal primo satellite al primo uomo) fu completamente sovrastato dagli statunitensi che, nel 1969, ebbero successo nella più grande impresa compiuta dall’essere umano: l’allunaggio.
Questa rivalità giunse ufficialmente al termine nel 1975 con l’organizzazione della prima missione congiunta (la Apollo-Sojuz) e con la stretta di mano tra gli astronauti Thomas Stafford e Alexei Leonov.

Dallo Sputnik I (primo satellite, lanciato in orbita nel 1957) abbiamo fatto passi da gigante nell’ambito delle tecnologie aerospaziali, arrivando anche a costruire un vera e propria base di ricerca che dal 1998 orbita intorno alla nostra cara Terra, ma fin da subito si presentò una problematica: la spese di costruzione dei moduli e il loro non essere riutilizzabili.
Un esempio può essere il leggendario Saturn V (che ci permise di raggiungere il nostro satellite), ma che necessitò oltre 6 miliardi di dollari per il progetto (50 miliardi odierni) e circa 190 milioni ad ogni lancio (1,4 miliardi odierni).

Ora invece, grazie al genio stravagante di Elon Musk, stiamo assistendo con i nostri occhi ad una vera e propria rivoluzione: Starship.

Sebbene abbia riscontrato dei fallimenti iniziali, il 6 giugno 2024 riuscirono a completare con successo il recupero in mare di entrambi i pezzi (Starship e il booster Super-Heavy), e il 13 ottobre sono riusciti a recuperare il booster con l’utilizzo di bracci meccanici, con la speranza di recuperare allo stesso modo entrambi i pezzi in un futuro test.
Musk sin dalla fondazione di SpaceX nel 2002 è stato visto contemporaneamente come un genio ed un pazzo, sorprendendo continuamente l’opinione pubblica come nel caso del booster riutilizzabile, che fino a poco tempo fa era considerato fantascienza.
Forse sarà proprio grazie alla sua mente stravagante se l’umanità riuscirà nuovamente a toccare il suolo lunare e, come hanno intenzione di fare, stabilire una base permanente (in vista del tanto agognato pianeta rosso).
