
“Faccio tesoro degli anni che ho speso in questa scuola, spesso travagliati da emozioni molto forti; conosco i corridoi dipinti di bianco e incorniciati dal metallo argenteo come le mie tasche.
Tutte le verifiche, le ore buche, le gite e le risate, ricordo tutto.
Non ho mai avuto l’occasione di parlare alle generazioni più piccole, non che io ne abbia il diritto o sia qualcuno di particolare rispetto alla massa informe fuori dalla scuola all’una, ma ho sempre guardato con malinconia le facce e gli zaini che danzavano verso l’uscita della scuola, avrei sempre voluto dirgli che il tempo passa e le persone cambiano, che c’è sempre tempo per diventare chi si vuole e che è inutile mettersi eccessiva pressione per le verifiche e le interrogazioni.
Mi è sempre sembrato di sapere tutto; di comprendere tutto e di essere già arrivato, nessuno sa quanto abbia sbagliato, e quanto voi vi stiate sbagliando, la vita vale la pena viverla anche tra i banchi di scuola, perchè quando si va a casa cambia tutto e cambiamo noi. Tutte le mattine ci alziamo e non vediamo l’ora che sia finita la giornata e poi, all’uscita, sentiamo qualcosa di vuoto: un giorno in meno, un’ora in meno, un minuto in meno, un secondo in meno.
Voi siete la generazione che deciderà cosa farne del mondo, voi siete le madri e le padri del futuro, capaci di forgiarlo a vostro piacimento, non buttate via chi siete e cosa avete da dare; non arrendetevi!
Vedo tutte le persone timide e silenziose nelle retrovie delle classi e vorrei che partecipassero, vorrei che quelli “popolari” come i rappresentanti di istituto stessero zitti e imparassero ad ascoltare chi non ha abbastanza voce per parlare.
La scuola è solo una rampa di lancio per la vita e voi guidate la macchina.
La mia esperienza è solo una in mezzo ai tanti, il mio nome scomparirà tra i graffiti nelle classi e nei bagni, diventerà prima un ricordo e poi una cicatrice, in mezzo a quei muri bianchissimi.
Non fate come me, non buttate via la vita, non arrendetevi e combattete, fate sentire la vostra voce, formatevi, interessatevi e perdetevi nella conoscenza.
Imparate a guardare gli zaini che danzano, e mentre uscite giratevi a guardare mentre il mio riflesso osserva con un sorriso nascosto quello che non ho più.”
Un racconto anonimo ritrovato al Polo Scolastico di Codigoro, maggio 2024
Revisionato da FP.
