Da carta a tastiera e dal banco alla scrivania

Come è cambiata la scuola

FUTURI MATURANDI

Chi lo avrebbe mai detto che la scuola potesse “finire” a Febbraio, senza alcun preavviso?
E soprattutto, come si sentono i ragazzi del quinto anno, che a Maggio inoltrato ormai, non hanno ancora indicazioni definitive riguardo le modalità di svolgimento del loro tanto atteso Esame di Stato?

“Io, studentessa di classe quinta dell’indirizzo I.T., sono abbastanza preoccupata, sia per il ritardo nell’arrivo di direttive certe su come sarà la nostra prova finale, sia per il fatto di non sapere con certezza assoluta se si terrà in presenza o, “virtualmente”, attraverso uno schermo.
Il clima che stiamo vivendo è a dir poco surreale: immaginavamo di essere presi dall’ansia delle simulazioni delle prove (che per quanto solo simulazioni, sono un punto importante della vita di un maturando) e attendavamo la famosa “notte prima degli esami”, per non chiudere occhio con la paura di come affrontare il giorno seguente.

Una didattica lontana…

Compiti, verifiche e interrogazioni sono ancora all’ordine del giorno e il tempo che abbiamo perso per abituarci alla situazione va recuperato, quindi siamo tutti un po’ di fretta. In più le ore di tutti i professori sono state dimezzate, quindi il carico di lavoro è aumentato. E a proposito di questo, a forza di stare attaccata ad uno schermo, prima o poi avrò bisogno di andare a fare scorta di collirio!

A noi, personalmente, di quest’anno mancherà il suono dell’ultima campanella, l’ultimo giorno di scuola, la nostra bellissima foto di gruppo, la cena di classe (che chissà quando riusciremo a farla!!).
È come se mancasse un pezzetto dei nostri cinque anni trascorsi tra i banchi di questa scuola…
Infine, anche se non tutti tutti, mi mancheranno i miei compagni!”

Elisa Gatti V B I.T.
Giorgia Ossi IV A L.L.

LA NOSTRA ROUTINE È CAMBIATA

“Dal mio punto di vista la situazione attuale rispecchia uno scenario che fino a un paio di mesi fa pensavamo di poter vedere solo nei film. Ognuno di noi si ritrova a vivere una situazione diversa, purtroppo non sempre a lieto fine. In questo malessere generale, noi studenti abbiamo visto totalmente cambiato il modo di apprendere. Quotidianamente partecipiamo a video-lezioni su piattaforme dedicate. Rimanendo collegati così tanto tempo, mi è venuta spontanea la domanda: “la scuola online funziona?”.

Penso che la risposta giusta sia “si, ma solo in parte”. I sistemi vanno perfezionati in modo da adeguarsi alle diverse disponibilità ed esigenze degli alunni che sono sia sotto stress per la situazione e hanno un contatto meno diretto con i docenti. Per fare questo è necessario che sia i professori sia noi studenti cerchiamo di trovare un giusto equilibrio, cosa non facile data l’emergenza e l’essere stati catapultati improvvisamente in questa singolare situazione.”

Roberto Trasforini IV C L.S.U.

DIETRO UNO SCHERMO

“Questa pandemia ha cambiato il nostro modo abituale di vivere anche per quanto riguarda l’Istituzione Scolastica. Con l’espressione “andare a scuola” eravamo abituati all’idea di dover trascorrere ore sui banchi, in un’aula, tutti insieme, ascoltando gli insegnanti spiegare alla lavagna, seguendo il libro e coinvolgendo direttamente noi alunni.
Da circa due mesi non è più così… stiamo affrontando la tanto discussa “didattica a distanza”, il che significa che seguiamo video lezioni quotidiane dal computer o dal telefono. Ciò ha colto non solo noi studenti ma anche tutti gli insegnanti alquanto impreparati.

Da un lato questo nuovo tipo di approccio è visto con positività, in quanto riusciamo comunque a comunicare, a vederci e a seguire lezioni, anche se con qualche difficoltà in più. D’altro canto non è poi così salutare rimanere ore e ore a fissare uno schermo e, spesso, arrivo alla sera con il mal di testa. Molti di noi hanno dovuto cambiare i piani tariffari per la mancanza di Internet e non sempre si riesce a connettersi con un solo tentativo, in quanto la rete risulta lenta dato che in questo periodo vi è un sovraccarico di utenti collegati, sia per la scuola che per il lavoro.

Ora il mio banco di scuola è la mia scrivania e la lavagna è diventato il computer. Non sono più fisicamente a fianco dei miei compagni di classe. Trovo questa situazione aliena e poco stimolante. Penso a quanto mi infastidiva il suono della sveglia tutte le mattine, ai tragitti in corriera verso la scuola, alle lunghe ore di lezione che non passavano mai e al desiderio di sentire suonare la campanella che dava inizio all’intervallo o che segnava la fine della mattinata. Ricordo anche la calca alle macchinette e a volte nei bagni.

Mi fa stranissimo dirlo, ma tutto ciò mi manca. Mi mancano tantissimo i miei compagni di classe. Avrei anche voglia di dialogare con i miei insegnanti faccia a faccia e non virtualmente.
Speriamo che si ritorni presto alla scuola di sempre.”

Giorgia Bertarelli IV C L.S.U.
Rossella Puller IV A L.L.

IL CALORE DI UN SORRISO

“Con l’avvento improvviso della pandemia, la normale didattica scolastica è stata stravolta. In pochi giorni noi studenti ci siamo ritrovati non più ad assistere alle lezioni dal nostro banco, talvolta facendo una chiacchiera con il compagno vicino, ma a trascorrere ore di fronte ad un computer, senza l’amico al proprio fianco che chiede quanto manca alla fine dell’ora.

Devo dire che all’inizio era strano vedersi in una “classe virtuale”, mentre adesso è all’ordine del giorno. Purtroppo tutti ci siamo trovati impreparati, anche i professori, che nonostante i problemi, riescono a farci vivere un po’ di normalità spiegando in video lezione.

Con questa D.a.D. devo dire che non ci sono solo aspetti negativi: ad esempio, al pomeriggio ho più tempo libero per dedicarmi ai miei hobby preferiti; tuttavia la mia opinione sarà sempre che la didattica in presenza, anche se con mille sfaccettature, rimane sempre la migliore, perché alla D.a.D. manca una cosa fondamentale: il contatto umano. Mancano l’interazione sincera tra di noi, i gesti e le espressioni che prima facevano la differenza. Mancano addirittura loro, i nostri professori, con le loro sgridate per i ritardi, per i giri in bagno troppo lunghi, perché si mangiava in classe, perché spesso “ci beccavano” a guardare fuori dalla finestra immaginando di essere da tutt’altra parte. Ora invece immaginiamo ogni giorno come sarebbe essere di nuovo lì, dentro quelle quattro mura che vedono i nostri anni migliori. 
Oggi tutto questo non è possibile e rende più difficile l’apprendimento individuale.” 

Elisa Venturini IV A L.L.
Andrea Zanforlin IV C L.S.U.